Articoli

Migrazioni e cambiamenti climatici

Pubblicato il

Lo scorso 22 giugno come Fridays For Future abbiamo promosso la presentazione della ricerca ‘’Crisi ambientale e migrazioni forzate. Nuovi esodi al tempo dei cambiamenti climatici’’. Questa presentazione ci ha permesso di ragionare insieme su quello che comportano i cambiamenti climatici in termini di migrazione e ci ha riconfermato lo stretto collegamento tra le due cose. Questa presentazione ci ha permesso di ragionare insieme su come il cambiamento climatico e fenomeni quali l’accaparramento delle terre e delle risorse naturali siano spesso causa di migrazioni forzate dai paesi in via di sviluppo.

Già il 24 maggio durante il secondo sciopero per il clima avevamo chiesto al Sindaco e al Comune di Rimini di riconoscere questo legame richiedendo l’iscrizione anagrafica per tutti i richiedenti asilo; oggi lo rifacciamo ancora più consapevoli che serve dare un segnale forte di contrasto all’odio e alla disumanità che ormai dilaga nel nostro Paese.

Ad oggi sappiamo per certo che gli effetti del climate change colpiscono soprattutto le zone più povere del mondo e sappiamo per certo che sono per la maggior parte dovuti alle attività umane, in particolar modo quelle delle industrie e delle multinazionali, dei paesi più ricchi. Le zone che subiscono maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici ‘più colpite dai cambiamenti climatici sono quindi, paradossalmente, quelle che inquinano meno. Secondo i dati del Global Report on Internal Displacement (2018) pubblicati dall’Internal Displacement Monitoring Centre, nel mondo sono stati, nel 2017, 30,6 milioni di sfollati interni, più del numero dei rifugiati internazionali. Di questi, più della metà, 18,8 milioni, il 61%, a causa di calamità naturali. A dicembre 2018, i dati UNHCR parlano di 68,5 milioni di persone in tutto il mondo costrette a fuggire dal proprio Paese, un numero mai così alto. Di queste, circa 25,4 milioni sono rifugiati. Troppo spesso però i Paesi più ricchi sottovalutano il problema e non riconoscono questo legame e le loro responsabilità, tanto da non riconoscere giuridicamente lo status di “migrante ambientale”. La degradazione ambientale e la distruzione delle economie locali dovuti all’estrazione delle risorse, all’inquinamento, agli effetti devastanti del riscaldamento globale diventeranno presto la principale causa di migrazione. È stato infatti stimato che se entro il 2030 non si agirà per arginare il problema del Climate Change gli effetti saranno così devastanti che miliardi di esseri umani soffriranno la fame e la sete. Nonostante questi allarmati dati molti Paesi continuano a privilegiare l’industria estrattiva e mineraria a discapito dell’ambiente e dei diritti umani. Invitiamo la popolazione tutta ad informarsi su queste importanti tematiche e a spingere sulla classe politica dirigente affinchè attui politica volte alla salvaguardia del pianeta e di tutti gli esseri viventi.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami